top of page
Cerca
  • Immagine del redattoreGianluca Beccani

L'Anima dell'Astrofotografo

Per gli astrofili di tutto il mondo esiste un motto universalmente riconosciuto: "Aperture rules." (il diametro conta), che chiarisce subito come le dimensioni di un telescopio siano determinanti in quanto a prestazioni minime attese sul campo.

Per gli astrofotografi possiamo però dire che una seconda regola vige sovrana immediatamente dopo: "Integration matters." (l'integrazione conta), un ineluttabile principio cui tutti quelli che fanno imaging deep-sky devono sottomettersi. Quanto segnale è "sufficiente"? La risposta è provocatoriamente..."Di più"!

Non è mia intenzione affrontare qui la questione matematica e teorica legata all'integrazione fotografica, ma ho voluto inserire questa riflessione una volta giunto al termine di un progetto particolarmente impegnativo: la ripresa "profonda" della Nebulosa Anima (IC1848), un grosso complesso nebulare nella costellazione di Cassiopea. Una integrazione complessiva di quasi 49 ore, nei mesi di Dicembre, Gennaio e Febbraio, ha consentito di ottenere un dettaglio a mio avviso notevole per la focale utilizzata di 530 mm, e ha garantito dei masterlight nei tre canali Ha, OIII ed SII davvero robusti e ben adatti all'elaborazione. Il soggetto in questione, infatti, da il meglio di sé quando ripreso in banda stretta.

Ecco il risultato di tanta fatica, per un soggetto che non avevo mai tentato prima, e per il quale desideravo una pima volta che gli rendesse giustizia.



L'Hubble palette a falsi colori evidenzia al meglio le strutture gassose e le più minute regioni di polveri oscure. L'integrazione abbondante permette di "staccare" dal fondo cielo le nebulosità più deboli e mostrare pure alcune nebulose oscure generalmente poco visibili, e soltanto nelle migliori riprese di questo soggetto.

A destra in alto, in questa immagine, si intravedono tra l'altro le propaggini estreme della Nebulosa Cuore (IC1805), la famosa compagna di questo soggetto: riprese a largo campo vengono spesso effettuate per inquadrare la splendida coppia celeste in un colpo solo.

Ho voluto dedicare moltissimo tempo alla ripresa del canale SII (20,5 ore), in modo da massimizzare la qualità dell'immagine finale a colori; questo perché l'SII è notoriamente debolissimo, ed è fisiologico portarsi dietro una grossa fetta di rumore di fondo in fase di composizione proprio a causa sua. Il masterlight dell'SII, visibile sotto, appariva (con mia grande soddisfazione!) intenso quasi come l'Ha, che di solito è il canale dominante.



Il masterlight dell'SII a piena risoluzione, fidatevi, era VERAMENTE "pulito", nonostante l'integrazione sia stata fatta sempre da cielo cittadino e con Luna presente: 123 pose da 600" hanno garantito un bel bottino di segnale.

Stessa procedura per l'Ha: 94 pose da 600", acquisite da città, in presenza di Luna, per cercare uno stretch importante delle parti nebulari deboli.

E infine...la "scorciatoia" dell'OIII, il canale più "fighetto", che risente della presenza del nostro satellite e dell'inquinamento urbano: per fare prima (eufemismo, considerato il maltempo devastante che ha afflitto tutto Gennaio) ho scelto di riprendere il canale OIII esclusivamente da cielo di campagna Bortle 3-4, durante serate senza Luna. Ormai è diventata una prassi, considerato che ogni subframe campagnolo "vale" quanto 4-5 subframe urbani. Ho ripreso 75 light frame da 600", garantendomi un segnale OIII che tenesse testa agli altri due, entrambi masterlight molto intensi e con un rumore di fondo davvero minimo.

Questa Nebulosa Anima è un soggetto ricco di parti nebulari, ammassi stellari distinti e polveri oscure, inclusi numerosi globuli di Bok.


La regione denominata IC1871, a destra nell'immagine, che divide l'Anima in due, e la SH2-201, a sinistra e staccata dal complesso principale.


L'altro lato della Nebulosa Anima, con i cosiddetti "Pilastri dell'Anima" (LBN-670), in basso al centro, e l'ammasso stellare Collinder 32, composto da stelle giganti azzurre, al centro leggermente a destra.


La LBN-670 a piena risoluzione (pixel reali): 530 mm possono rivaleggiare con focali ben maggiori.


La regione più famosa di IC1848, spesso ripresa in dettaglio con strumenti più grandi.


Ho scelto di effettuare la riduzione rumore esclusivamente in fase non lineare, separatamente per i tre canali stretchati, in modo da minimizzare l'inevitabile perdita di dettaglio registrato, ed ho provveduto ad equilibrare i diametri stellari, riducendo in fase di elaborazione le stelle dei canali OIII ed SII fino ad un "match" perfetto con le stelle del canale Ha, come sempre molto più fini. Non ho integrato a banda larga per inserire stelle a colori reali RGB per due motivi: ho ottenuto colori abbastanza realistici dopo un primo bilanciamento dei canali...e poi mi ero stufato e volevo chiudere il lavoro!

E' infine giusto fornire qualche dettaglio tecnico a complemento di queste immagini: ho utilizzato il tripletto APO Sharpstar 107/700 ridotto ad f/4.9 con riduttore Riccardi, la camera ZWO ASI 2600MM-PRO abbinata a filtri Optolong Ha ed SII (7 e 6.5nm) ed Antlia Edge OIII (4.5 nm). Tutto montato sulla fidata montatura AZ-EQ6GT, che guidata ha permesso un errore medio di 0.5-0.8 arcsec/px; il sistema riprendeva ad 1.47" arcosecondi/px di risoluzione.


Le solite riflessioni finali...

Prima di tutto ho di nuovo verificato (casomai ce ne fosse stato ancora bisogno!) quanto sia determinante un setup collaudato e performante per un lavoro ben fatto: pare un'ovvietà, ma una messa a fuoco perfetta e variata ogni 40-50 minuti, insieme ad una guida stabile e sempre al di sotto del campionamento strumentale consentono di spingere la risoluzione al massimo consentito dal cielo (seeing), e questo assottiglia parecchio il divario con strumenti a focale più lunga. I pixel da 3.8 micron del sensore IMX571, infatti, ben si abbinano a tubi ottici con focali tra i 400 ed 1000 mm.

Secondariamente ho appreso ed utilizzato un paio di strumenti per me nuovi del software Pixinsight, come lo script "Weight Optimizer" e la separazione delle stelle con il metodo dell'"Unscreening". Il primo è uno script, appunto, che consente di integrare i frames dando loro un "peso" diverso; è molto lento ed esoso in termini di risorse hardware, ma va ben oltre le possibilità di uno strumento simile, come il più noto "Subframe Selector": usandolo selettivamente per stelle e parte nebulare si può guadagnare qualcosina (non fa miracoli) in termini di qualità immagine finale. Chi ha PC coi muscoli dovrebbe dargli una chance.

Il metodo di separazione delle stelle e creazione della controparte "starless" con "Unscreening" garantisce invece colori più fedeli e non inquinati dalla parte nebulare sottostante: una volta provato, ho capito di aver sempre sbagliato in precedenza. Cercate sul web, almeno chi di voi non ne sapeva nulla. Beati gli altri :)

Ci tengo a sottolineare che non ho utilizzato, in alcuna parte della fase elaborativa, alcun software di riduzione rumore, deconvoluzione o rimozione gradienti basato su A.I.: non ho nulla contro tali prodotti, ma ritengo che spesso ne venga fatto un vero e proprio abuso, portando ad immagini innaturali o comunque chiaramente disomogenee. Conto di provarli, prima o poi, proprio perché in quanto strumenti, se ben utilizzati possono aiutare a produrre ottime immagini impiegando meno tempo sotto al cielo. Cosa che...per quanto affascinante...è sempre impegnativa e comunque sempre legata al clima.

48 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

Comments


Intestazione_NEW.jpg
bottom of page