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  • Immagine del redattoreGianluca Beccani

IMX571, la svolta.

Da settimane, forse mesi, stavo lentamente maturando la decisione di fare un upgrade importante alla mia strumentazione; "crescere" è in un modo o nell'altro inevitabile, come esperienza e come attrezzatura. Sicuramente con un pizzico di presunzione ho scelto la via della crescita lato attrezzatura, ed il passaggio ad un sensore di ripresa nuovo, che mi garantisse prestazioni "moderne", mi è parso più sensato rispetto al cambio di un'ottica o all'acquisto di un nuovo telescopio. L'impatto di una camera nuova avrebbe riguardato entrambi i miei strumenti di ripresa, auspicabilmente fornendomi più margini di lavoro, sia in fase di ripresa che di elaborazione...o almeno queste erano le aspettative.

La scelta, visto l'attuale panorama nel campo dei sensori dedicati all'astronomia, non poteva non ricadere sul famoso IMX571 di Sony, declinato ZWO più per questioni affettive che per ragioni prettamente tecniche. ZWO, infatti, è l'unico brand che riunisce nello stesso prodotto il sensore di cui sopra, un hub USB 2.0 con due porte, e la facilità d'inserimento nel mio ecosistema software, ben implementato e collaudato (drivers, compatibilità complessiva). Chiamatela pigrizia, per me è "voglia di evitare problemi".


Parafrasando il padre di Peter Parker/Spiderman, "Da un grande sensore derivano grandi responsabilità.".

Si, perché per passare dalla vecchia 1600MM-PRO alla nuova 2600MM-PRO, ho dovuto cambiare la ruota portafiltri (da 8x31mm a 7x36mm) ed ovviamente TUTTI i filtri già in mio possesso, con un notevole esborso di denaro, da aggiungere all'acquisto della camera stessa; per fortuna ho potuto riadattare la mia fidata, vecchia guida fuori asse ZWO (versione base) ed il mio treno ottico, ormai "sclerotizzato" in quanto a backfocus, che deve tra l'altro adattarsi a due strumenti ben differenti, il Celestron C9.25 e lo Sharpstar 107.

Oltre a questo, il sensore IMX571 ha un formato APS-C, ben più ampio del Micro 4/3 che equipaggiava la 1600; inserirlo nel setup avrebbe di sicuro comportato un maggiore controllo del tilt del sistema per avere una buona planarità del campo inquadrato. Il tilter M48 montato sul rifrattore da 107 sarebbe bastato, dopo svariate regolazioni, ad ottenere stelle puntiformi su tutto il frame. Sul C9.25 la questione è invece più complessa, sia per le peculiarità dello schema ottico SCT, sia per le caratteristiche del riduttore Starizona utilizzato, che offre un campo corretto a malapena sufficiente, e la cui regolazione insieme alla collimazione dell'SCT impongono (nella migliore delle ipotesi) un certo compromesso sulla qualità delle stelle agli angoli del campo inquadrato. Da questo punto di vista la versione Edge HD avrebbe di certo un netto vantaggio in termini di correzione. Forse un upgrade futuro, da valutare con estrema calma...


Tre sono i setup su cui dovrò in realtà inserire con successo questa nuova camera di ripresa: lo Sharpstar 107 "liscio", col solo spianatore montato, lo Sharpstar ridotto ad f/4.9 con il riduttore Riccardi, ed infine il C9.25 ridotto, appunto, con lo Starizona; al momento sono riuscito ad ottenere un ottimo risultato con entrambe le focali del rifrattore, ma devo ancora tirare fuori il meglio dall'SCT, davvero più ostico. L'idea di fondo è cercare di ottenere un campo utile ampio almeno quanto quello che avevo con la 1600; tutto quanto oltre sarà una sorta di bonus non necessario.

Questo gioiellino mi garantirà riprese più "profonde", elaborazioni più facili...ed ovviamente un campo inquadrato più ampio, che è sempre un vantaggio, seppur non gratis.

Intanto a questa pagina nella galleria generale potete trovare il primo lavoro ottenuto con la 2600MM-PRO.

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