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  • Immagine del redattoreGianluca Beccani

Eliminare il "Tilt"...di giorno!

E' la Nemesi di ogni astrofotografo, una scocciatura noiosa da eliminare ma impossibile da sopportare, almeno per i più pignoli. Il fenomeno del "tilt" (inclinazione) in un sistema di ripresa è provocato dalla non perfetta ortogonalità del piano del sensore rispetto all'asse ottico del telescopio, e produce stelle deformate e sfocate nelle parti più estreme dell'immagine. Le cause includono flessioni dovute al peso di quanto grava sul focheggiatore, elementi ottici e meccanici non perfettamente allineati e, purtroppo, il montaggio quasi mai perfetto del sensore in fase di produzione e assemblaggio in fabbrica. Il top...si fa per dire...è quando più cause concorrono a produrre il difetto. Correggerlo fa sprecare tempo prezioso sotto un cielo stellato tanto agognato, mentre tentiamo di eliminarlo, aggiustamento dopo aggiustamento, usando proprio le stelle per capire quando finalmente "ci siamo" davvero. Tutto questo grazie ad un fidato accessorio chiamato "tilt adjuster" o "tilter" (foto sotto), che per mezzo di coppie di viti "push-pull", disassa due piastre accoppiate, introducendo una inclinazione uguale e contraria, di fatto annullando il difetto ottico.


Se si dispone di un treno ottico interamente filettato (ed abbiamo scartato la questione flessioni, ad esempio del focheggiatore) possiamo risolvere il problema intervenendo una volta soltanto, perché l'orientamento del sensore, anche in seguito a smontaggi e rimontaggi, non varierà in misura percettibile. Altrimenti la correzione sarà valida soltanto avendo cura di mantenere l'angolazione del sensore costante ad ogni rimontaggio.

L'immagine sotto mostra un campo stellare simulato affetto da tilt, in questo caso ben visibile in alto a sinistra ed in basso a destra: è un caso comune, visto che è improbabile una deformazione perfettamente orientata nel senso alto-basso o destra-sinistra. Le stelle sono effettivamente deformate, ma di fatto sono anche sfocate, e la cosa risulta molto utile per affrontare il problema...di giorno.



Quando parliamo di tilt nella strumentazione parliamo infatti sempre di messa a fuoco non corretta: un sensore montato non perfettamente in piano o un riduttore con elementi ottici leggermente fuori asse producono un campo in cui le stelle non vanno tutte a fuoco contemporaneamente...e non per questioni di aberrazioni residue non corrette, ma per una mera questione di distanza dal piano di fuoco ideale. L'immagine seguente enfatizza graficamente il problema e rende chiaro il fenomeno. Le stelle agli angoli estremi dell'inquadratura hanno deformazione massima in quanto cadono su un piano più lontano da quello di messa a fuoco ideale.


Nel disegno si rappresenta un caso fortunato, in cui il sensore risulta inclinato solo nel senso destra-sinistra (visione dall'alto), quando nella stragrande maggioranza dei casi vi è invece pure una componente alto-basso; avendo però a disposizione quattro angoli da ispezionare, la correzione è comunque fattibile agendo sulle tre o quattro coppie di viti push-pull di cui sono dotati i tilter.

NOTA BENE: per tilt evidenti, se un angolo ha stelle sfocate perché troppo "avanti" rispetto alla messa a fuoco in asse, l'angolo opposto avrà necessariamente stelle sfocate perché troppo "indietro"...e mettere a posto l'uno o l'altro prima di procedere ad una nuova messa a fuoco sortirebbe lo stesso effetto.

Per quanto lavorare di notte, riprendendo un denso campo stellare, sia la cosa migliore da fare per valutare la presenza del tilt ed eventualmente correggerlo, è possibile sfruttare questa differenza di messa a fuoco tra i quattro angoli per eliminare o quantomeno ridurre il problema, inquadrando un oggetto distante in pieno giorno. Altri metodi prevedono l'utilizzo di laser puntati contro il sensore, piani inclinati ed altre cosette che andrebbero montate. Qui serve solo l'attrezzatura di ripresa già in nostro possesso.

Telescopio montato, quindi, camera collegata e monitor del tablet o notebook collegati e funzionanti. Si punta un oggetto terrestre ad almeno 100-200 metri di distanza (meglio se ad alto contrasto) e si effettua una messa a fuoco di precisione dopo averlo centrato bene nel frame: tralicci ed antenne sono ottimi...



Una volta sicuri che la nitidezza in asse sia massima, si procede a decentrare il soggetto nell'inquadratura portandolo sugli angoli estremi, senza modificare la messa a fuoco o ruotare la camera: in base alla quantità di tilt presente nel sistema, da uno a quattro angoli mostreranno un traliccio meno nitido, o proprio sfocato, come visibile nell'immagine seguente.



Spostando il traliccio sul lato o angolo opposto avremo un'immagine rovinata nel verso opposto....



Adesso si tratta di fare riferimento ad un solo lato o angolo che mostra il difetto, e regolare la messa a fuoco della porzione più rovinata: se per renderlo nitido abbiamo focheggiato in avanti (verso l'infinito), significa che quell'angolo è sfocato in extra-focale e dobbiamo allentare una o due coppie di viti "aprendo il tilter", altrimenti facciamo riferimento all'angolo/lato opposto. Il tilter nuovo è infatti "chiuso" e perfettamente "dritto", e da tale posizione conviene partire: la correzione giusta tirerà indietro l'angolo opposto a quello esaminato, portando i due angoli o lati sullo stesso piano. La parte più noiosa è individuare su quale coppia di viti intervenire, ma sarebbe pure più difficoltoso farlo di notte al buio, oltretutto sprecando cielo sereno. Ottimo è sapere come è orientato il sensore rispetto alle coppie di viti, che possono essere tre o quattro: in questo modo si dovranno fare meno tentativi ma più "ragionati". Ogni regolazione azzeccata riduce la differenza di fuoco con il centro in asse, che è meglio rimettere a fuoco ad ogni correzione riportando l'oggetto al centro. Una differenza minima tra asse e bordi può essere accettabile o può comunque fare da base di partenza per ridurre notevolmente il tempo da perdere sotto alle stelle qualora si cerchi la perfezione assoluta.


Riflessioni e considerazioni...

Riduttori e/o correttori utilizzati senza rispettare le corrette distanze di backfocus possono produrre aberrazioni ai margini del frame difficilmente distinguibili dal tilt puro, a cui possono tra l'altro sommarsi; telescopi con schemi ottici diversi dai rifrattori, come i Newton o gli Schmidt-Cassegrain necessitano di collimazione, e quando questa è scadente interferisce anch'essa sulla deformazione delle stelle ai bordi. Prima di parlare di tilt è bene poi escludere a priori la presenza di flessioni del focheggiatore o del tubo stesso, perché eliminare il tilt è, all'atto pratico, noioso e spesso frustrante...ed è bene essere sicuri della sua presenza.

Come scritto in precedenza, sono molto avvantaggiati gli astrofili che usano treni ottici filettati: se il tilt è provocato dal sensore o da un elemento fisso a monte del tilt adjuster, questo accessorio potrà controbilanciare il difetto, qualunque cosa lo provochi. E basterà regolarlo una volta soltanto.

Diciamo che tutta questa operazione è una delle poche operazioni di ottimizzazione che si possono eseguire di giorno, senza attrezzi dedicati, in barba a cieli coperti dalle nuvole; difficilmente il difetto potrà essere corretto al 100%, ma sicuramente si potranno migliorare i casi più evidenti e velocizzare le ulteriori regolazioni da fare con le stelle vere, di notte.



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