Preso dal Vortice
- Gianluca Beccani
- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 6 min
Ho fatto come promesso, o quasi. Ho dedicato i mesi di Aprile, Maggio e Giugno all'integrazione della galassia M51, la Galassia Vortice, un soggetto tra i più iconici del cielo boreale. Sceso a patti con un meteo quasi sempre inclemente, tanto da far sembrare un miraggio l'arrivo dell'Estate, ho sfruttato praticamente ogni serata buona, evitando una fase lunare troppo importante ed impostando il mio setup astrofotografico per far fronte ad eventuali inconvenienti. Inconvenienti che ci sono stati comunque, sia chiaro, come scomodi compagni di un viaggio durato tre mesi, compagni cui l'astrofilo medio può, e deve, abituarsi fin da subito.
Una serata è stata interrotta bruscamente, per fortuna dopo aver già acquisito alcune ore di segnale, a causa della più stupida delle disattenzioni: un meridian flip ritardato per ingordigia di light, ed un film sul tablet che, galeotto, mi ha distratto pur avendolo già visto...fin quando quel treno ottico troppo ingombrante, ed evidentemente a rischio, non ha finito per bloccarsi sulla gamba del treppiedi. Niente danni, a parte la dignità di chi si crede ormai "esente" da certi errori da pivello: grande paura, certo, e tra un controllo e l'altro di tutta l'attrezzatura...sessione chiusa prematuramente.
E un'altra serata, stavolta neppure iniziata, quando proprio quel cavo, quello ridicolmente costoso, fattomi costruire secondo tutti i crismi del caso e totalmente personalizzato, non ha deciso di rompersi, tagliando l'alimentazione a tutto quanto già pronto sul campo.
Il cavo di scorta, quello vecchio ormai sostituito, lasciato a casa in una scatola, perché "tanto quello non mi serve più". Alzare gli occhi al cielo e vederlo traboccante di stelle mi ha fatto male allo stomaco. Iniziare a smontare è stato mortificante.
Per dovere di cronaca, devo ammetterlo, tutte le serate sfruttate sono però state incredibilmente buone tranne una, con un seeing stabile e sempre adatto alla focale di ripresa. Alcune così belle da sembrare finte: non un alito di vento, ed una trasparenza da cielo di Gennaio, come quando la tramontana ti fa quasi cadere le orecchie dal freddo.
L'acquisizione
Ovviamente il soggetto sarebbe gradualmente salito nel cielo nel corso delle settimane o mesi in cui avrei effettuato le riprese: i primi giorni di Aprile era ancora piuttosto basso ad Est, ed ho quindi iniziato le riprese dei canali colore (da cielo di campagna) con il filtro rosso, il meno sensibile all'inquinamento luminoso. Ho dedicato una intera serata alla sola integrazione con il filtro R, acquisendo 32 light da 300".
Una seconda sessione la settimana successiva mi ha fatto acquisire il canale verde: 36 light da 300", e stavo già immaginandomi a comporre una RGB con una terza serata dedicata al canale blu quando Aprile mi ha chiuso le porte in faccia, pure peggio della previsione più pessimistica.
Fino a Maggio, quando dopo esattamente un mese buttato al vento tra fase lunare invadente e maltempo, ho finalmente integrato il canale B: 40 light da 300" sotto un cielo fantastico ed una M51 che culminava quasi allo zenith.
Il risultato dopo tanta attesa è visibile nell'immagine sotto: i tre canali colore, assemblati in una RGB provvisoria, paragonabile ad un RAW fotografico.

Il lavoro andava in realtà avanti su due fronti: ogni serata buona ma con Luna presente acquisizione programmata del canale Ha da cielo cittadino...e nel frattempo calibrazione e prove di elaborazione di quanto acquisito a banda larga.
In effetti, ancor prima di aver terminato le riprese a banda larga avevo già acquisito 141 light da 300" con il filtro Ha Antlia EDGE da 4.5 nm, per un totale di quasi 12 ore di segnale: il file master stretchato a scopo illustrativo mostra quanto importante sia l'apporto di tale segnale al corpo della galassia, evidenziandone le regioni nebulari attive nei bracci esterni fin dentro il nucleo centrale.

L'elaborazione
Una volta "ripulito" il segnale dell'Ha dal rosso a banda larga, avrei unito il risultato alla composizione RGB classica, aggiungeno dettaglio ed appeal.
La RGB necessitava comunque di essere calibrata, e nel mio caso ho utilizzato il processo "Photometric color calibration", non disponendo del più avanzato "Spectrophotometric color calibration, a causa della versione del software di elaborazione. Avrei aggiunto in seguito un mio tocco personale, basandomi su immagini prese dal web e visualizzate sullo stesso monitor. Il file ha una saturazione molto bassa, ma i colori sono tutti lì, vanno solo tirati fuori giocando con curva e saturazione.

Ed ecco quindi la versione "Ha-boosted", che aggiunge informazioni e completezza ad una delle galassie che più trae giovamento dalla banda stretta dell'Ha:

Prima di andare ad elaborare ulteriormente la composizione Ha-RGB ho generato il master light della luminanza, ovvero le riprese del canale L a banda larga, cui ho dedicato diverse serate di Maggio e Giugno, cercando di integrare segnale quando la galassia si trovava a cavallo del meridiano, nelle condizioni migliori. Serate con un seeing eccellente, buona trasparenza ed assenza pressoché totale di vento hanno fatto lavorare al meglio la Skywatcher Wave 150i alla focale di 1640 mm del C9.25 ridotto ad f/7. Un errore di backfocus ancora da risolvere non mi permette di avere stelle rotonde fino agli angoli del frame, ma questo non è mai stato un problema: soggetto al centro in fase di ripresa e il software BlurXterminator in fase di elaborazione hanno risolto pienamente, di fatto "aggirando" l'ostacolo.
Il risultato dell'integrazione di 122 light da 300" col filtro L ha prodotto un masterlight piuttosto profondo, che mostra una incredibile quantità di galassie di fondo, piccole e lontanissime.

La M51 è stupenda, ricca di dettagli fin dentro al nucleo e circondata dagli aloni di stelle che evidenziano le interazioni gravitazionali tra M51A, la componente principale, ed M51B, la più piccola a sinistra nell'immagine. Ciò che vediamo è appunto l'incontro tra due galassie, in cui la più grande fagocita e deforma la malcapitata NGC 5195.
Una volta portate dalla fase lineare alla fase stretchata, luminanza ed Ha-RGB possono essere unite e diventare la base per ulteriori elaborazioni: la parte più difficile è realizzare una sorta di HDR (immagine ad alta gamma dinamica) che mostri dettaglio sia nelle regioni più deboli che nei (due) nuclei galattici. Trarre il massimo da entrambi i file mi ha obbligato a due flussi di lavoro differenti: uno mirato alla calibrazione colore e bilanciamento con le regioni Ha, l'altro alla massimizzazione del dettaglio e riduzione rumore "selettiva" a mezzo maschere. Flussi di lavoro differenti anche per lo stretch in ogni canale delle stelle e della componente non stellare; mentre per quest'ultima ho utilizzato una combinazione del tool "EZ Soft Stretch" dalla "EZ processing suite" e del Generalized Hyperbolic Stretch, per le stelle ho fatto uno stretch in un singolo passaggio del processo Masked Stretch di Pixinsight, così da evitare la saturazione dei nuclei stellari. Rimozione stelle in fase iniziale di stretch, per successivo reinserimento nella versione "starless", L e HaRGB.
Il risultato finale è visibile nell'immagine sotto, la composizione L-Ha-RGB che mostra la Galassia Vortice in tutto il suo splendore, ricca di polveri oscure a solcarne i bracci e di regioni nebulari attive; l'alone esterno della popolazione stellare sconquassata dall'interazione delle due galassie originali avvolge la coppia mostrando varie "correnti", e il dettaglio del nucleo di M51A (dopo svariati passaggi con strumenti dedicati) è visibile fin quasi al centro.

L'immagine sopra è il risultato dell'integrazione dei seguenti subframes:
122x300" filtro L
37x300" filtro R
36x300" filtro G
40x300" filtro B
141 x300" filtro Ha
Le sessioni di ripresa complessiva sono state 17, ed ogni volta sono stati fatti 31 flat frames per calibrare il filtro utilizzato; i dark files provengono da una libreria "datata"...per un totale di 376 light frames acquisiti e 527 flat frames, ovvero 31 ore e 20 minuti di integrazione sotto un cielo classe Bortle 4-4.5.


Considerazioni finali
La prima e più importante di tutte, l'ottica di ripresa, nel mio caso il Celestron C9.25 EDGE HD: il blasonato SCT bianco è (e resta) uno strumento moderatamente "lento", con tutte le conseguenze del caso. Intendiamoci, F/7 non è un rapporto d'apertura terrificante parlando in termini generici; ma per mostrare al meglio le code di marea che circondano le parti più luminose di M51A ed M51B servirebbe una integrazione totale almeno doppia, che consenta uno stretch ancora più aggressivo sulle parti deboli. Strumenti più piccoli ma con rapporti di apertura più veloci sono sicuramente più adatti per una foto che punti alla massima profondità di posa possibile; di contro, però, il C9.25 sfoggia una risoluzione nell'80% del campo davvero notevole...e mi riferisco all'uso con il riduttore dedicato. La capacità di mostrare dettagli fini a queste focali, unitamente alla trasportabilità del tubo, conferma il C9.25 come il tubo che, semplicemente, ho sempre amato. Per non parlare poi del fatto che a focale nativa farebbe davvero meglio, ma lavorare ad F/10 e 2350 mm di focale è un'impresa in cui non mi sono ancora cimentato. Backfocus a parte, sarebbe davvero l'ora che Celestron producesse una versione aggiornata del suo riduttore, più "tollerante" ad errori di backfocus, e magari più performante quando utilizzato al backfocus corretto.
Oltre a questo continuo ad apprezzare software come BlurXterminator, che diventa il perfetto "escamotage" per correggere eventuali distorsioni residue, e quando utilizzato con un masterlight ben integrato può regalare una quantità di dettaglio impensabile fino a pochi anni fa.
Ci rivedremo nel 2027 con la Galassia Vortice, e cercherò di spingere ancora più in là l'asticella utilizzando pose più lunghe, o semplicemente integrando ulteriore segnale.



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