Parola d'ordine: MASSIMIZZARE
- Gianluca Beccani
- 11 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 15 mar
Parlando e confrontandomi con altri astrofotografi, sono solito raccontare di quanto, negli anni, mi sia "radicalizzato": un termine non fortunatissimo in questo periodo storico, ma perfetto in questo contesto per ben riassumere l'evoluzione del mio approccio alla fotografia deep sky.
Di soggetto in soggetto, anno dopo anno, mi sono reso conto di quanto il fattore innegabilmente fondamentale per ottenere fotografie di un certo livello sia il tempo dedicato all'integrazione o, per meglio dire, al rapporto segnale/rumore. Per quanto si possa utilizzare una strumentazione migliore, un sensore più sensibile, o dei software più evoluti e performanti...l'integrazione totale è ciò che getta le fondamenta di un'immagine; una volta deciso di aver raggiunto il traguardo prestabilito di ore sotto al cielo, si può tentare di tutto...si può cambiare il tipo di stretching, si può applicare una riduzione rumore migliore e quant'altro...ma nessuna elaborazione potrà mai sopperire a poche ore di segnale e ad un "signal to noise ratio" basso.
E il clima? Beh, quello è spesso contro ogni velleità di super-integrazioni, e ci rema contro proprio nei giorni migliori, quando la Luna non illumina la notte e il vento non sferza il telescopio.
Da qui la decisione di tornare a riprendere NGC 6888 con un approccio radicale: utilizzare ogni notte serena esclusivamente da cielo di campagna Bortle 4, con filtri a banda stretta, e soltanto con Luna Nuova o un misero falcetto, rapido a tramontare. Iniziare ad integrare a fine Giugno, concentrandosi sullo stesso soggetto almeno fino ad Ottobre. Rigorosamente un solo filtro ogni serata. Nessuna ripresa da cielo cittadino, neppure col filtro Ha, per quanto notoriamente ben resistente all'inquinamento luminoso. Sul web esistono tabelle in merito e pareri di tutti i tipi, ma una cosa è certa: un'ora di segnale sotto un cielo classe Bortle 4 equivale, nella peggiore delle ipotesi, a 5-6 ore di segnale sotto un cielo Bortle 8: ogni viaggio verso la campagna sarebbe stato faticoso ma remunerativo.
E tentare quanto da tutti sconsigliato: integrare anche il canale SII, che nella Nebulosa Crescent "non apporta nulla": insomma...eventualmente verificare sulla propria pelle quanto fosse vero o meno. Tanto le notti son calde, e sotto al cielo si sta bene.
Canale SII inutile...veramente?
Ho voluto impiegare 3 sessioni di ripresa su 12 per acquisire segnale col filtro SII, per 65 light su 194 (il 33% del tempo), e cosa ho verificato in prima persona? Che il soggetto emette un segnale davvero debole in tale banda, e solamente in parti piuttosto ristrette. Ma integrando a sufficienza, anche ben più di quanto ho fatto io, si ottengono comunque maggiori dettagli pure nelle zone dove abbonda l'Idrogeno, e la generale sovrapposizione dei gas risulta enfatizzata, producendo un'immagine a mio avviso più tridimensionale. Il guscio di OIII pare davvero avvolgere la parte più interna della nebulosa, mentre nella versione bicolore la palette più risicata gli rende meno giustizia.

Dati, dettagli, numeri dell'integrazione...
Il mio setup si è evoluto molto negli ultimi mesi, divenendo complessivamente più leggero ed efficiente, ma con qualche (inevitabile) punto debole: la montatura che utilizzo adesso è una Skywatcher Wave 150i (trovate la mia video-recensione a questo link), leggera e precisa ma molto sensibile al vento, così come il treppiedi della PROAIM (video-recensione a questo link). Mi sono affidato al mio kit antivento portatile, che chiamo scherzosamente "Windkilla II", per far fronte a venti anche abbastanza tesi, ed ho adottato ogni misura possibile per ridurre al minimo qualunque vibrazione sull'attrezzatura: paraluce corto, ridottissima altezza da terra, per esempio, si sono dimostrati alleati impagabili.
Ad ogni modo ho avuto a disposizione, tra impegni, maltempo e condizioni sfavorevoli (vedi sopra) un totale di 12 serate, le prime delle quali decisamente estive e corte, che hanno fruttato 194 light da 600", per una integrazione complessiva di poco più di 32 ore.

L' attrezzatura...
Ottica: Celestron C9.25 EDGE HD ridotto ad f/7
Montatura: Skywatcher Wave 150i
Camera di ripresa: ZWO ASI 2600MM-PRO
Camera di guida: ZWO ASI 174MM Mini su ZWO OAG-L
Software: N.I.N.A., EQMOD, PHD2, Cartes du Ciel, Pixinsight, Photoshop
L' integrazione vera e propria...
70x600" light frames Ha (Optolong 7 nm) @gain 100
59x600" light frames OIII (Antlia Edge 4.5 nm) @gain 100
65x600" light frames SII (Optolong 7 nm) @gain 100
31 flat frames per ogni sessione
Totale 32,3 ore
Un deciso miglioramento!
Dal primo timido tentativo del 2018 (se ben ricordo) ho cambiato sostanzialmente tutta la mia attrezzatura di ripresa, ma ho modificato anche l'approccio in fase di acquisizione ed il metodo elaborativo: una maggiore esperienza ed una inevitabile crescita nel modo di fare astrofotografia devono dare i loro frutti. E l'immagine di allora fa tenerezza.


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