OTTICHE
Se è vero che ogni fotone conta, l'occhio che lo dirige al sensore di ripresa determina la qualità dell'immagine che produrrà: i telescopi non sono diversi dagli obiettivi fotografici, seguendo esattamente come loro delle (spietate) leggi ottiche, ed ogni tipologia di strumento ha il proprio campo di utilizzo, i propri pregi e i propri inevitabili difetti intrinseci.

Celestron C9.25 EDGE HD
La versione più blasonata di Schmidt-Cassegrain del più forse più famoso produttore al mondo di telescopi SCT: leggero e trasportabile in relazione al diametro generoso, molto versatile quando abbinato ai giusti accessori, può fare quasi ogni tipo di astrofotografia, dalla ripresa deep-sky a lunga posa (pure a diverse focali), alla ripresa in alta risoluzione di Luna e pianeti del Sistema Solare. Nella veste XLT standard, o in quella HD, mi ha accompagnato praticamente da sempre nelle mie riprese.
Sharpstar 107 PH
Prima che sul mercato esplodessero i vari ASKAR, in tutte le loro declinazioni, una delle alternative più a buon mercato di un "mitologico" e costosissimo Takahashi era questo tripletto apocromatico con lenti in vetro FPL-53: questo 107 mm di diametro ha una focale nativa di 700 (f/6.5) e ridotta di 530 con il riduttore Riccardi, e consente riprese nitidissime di una grande varietà di oggetti del cielo profondo, con una elevata qualità ottica. Non è un peso piuma quando completo degli accessori, ma offre grandi prestazioni restando facilmente trasportabile.


Tecnosky AG70
Un rifrattore a quattro elementi da 70 mm di diametro massiccio e senza compromessi: il suo schema ottico Petzval produce un campo nativamente già spianato fino al formato full frame, e la focale ridotta lo rende perfetto per riprese di oggetti celesti più estesi. Una luminosità di f/5 garantisce esposizioni profonde anche con filtri a banda stretta. Meccanicamente ed otticamente superbo, è l'ultimo arrivato nel mio parco ottiche, un perfetto complemento per i due strumenti più grandi.