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  • Gianluca Beccani

Macchina del tempo "low cost"?

Perché è così, anche se non fisicamente. Attraverso l'uso di un telescopio è possibile osservare oggetti lontanissimi, e ad oggi irraggiungibili se non nella fantascienza più sfrenata, ma perfettamente reali. Fin dalla prima occhiata ci si rende conto che quanto vediamo non è solo materia di libri di scuola o nozione scientifica che ci viene passata da qualcun altro; non la consideriamo vera perché altri ce ne parlano, ma perché ne sperimentiamo noi stessi la visione diretta. Nebulose, galassie, ammassi stellari...ma anche oggetti astronomici a noi più vicini, come la Luna e i pianeti del nostro sistema solare, ci appaiono "concreti". Esistono davvero. E la cosa più sconvolgente che mi sentirei di spiegare subito ad un curioso di passaggio è che NIENTE (ma proprio niente) di ciò che osserviamo è visibile esattamente in tempo reale. Si, perché la Luce ha una velocità finita, e per quanto prodotta o solo riflessa da un oggetto celeste, giunge a noi dopo un viaggio di pochi secondi, minuti o miliardi di anni; quanto più un oggetto è lontano da noi, tanto più noi ne osserviamo una "copia del passato".


La luce proveniente da una galassia distante da noi 65 milioni di anni luce imprimerà sulla nostra retina o sul nostro sensore un'immagine di come era quando sulla Terra c'erano ancora i dinosauri! Uno scherzetto non da poco, con i dovuti "effetti collaterali" ben noti al buon vecchio Einstein. La luce del nostro Sole, con cui ci abbronziamo d'estate e di cui percepiamo il calore sulla pelle, ha viaggiato per oltre otto minuti nello spazio tra noi e la nostra stella; se il Sole scomparisse di colpo, non ce ne accorgeremmo per otto minuti. Il telescopio ci mostra oggetti lontani nello spazio, e quindi lontani nel tempo ed è, di fatto, l'unico dispositivo mai esistito che possa essere considerato una macchina del tempo virtuale. Niente fantascienza.


Perché praticare astrofotografia, quindi? Perché non limitarsi all'osservazione diretta dei tesori celesti? Essenzialmente per due motivi: prima di tutto c'è il desiderio di tenersi un ricordo, c'è il bisogno di fissare per sempre quanto ripreso dal telescopio. E soprattutto perché i sensori digitali, pure molto meglio di come già avveniva per le pellicole fotografiche, hanno la capacità di "accumulare segnale luminoso" nel tempo, come un secchio riempito da un rubinetto; maggiore il tempo di posa, maggiore sarà la capacità di registrare le luminosità più deboli ed i dettagli più evanescenti di una nebulosa o di una galassia lontana. E' il cosiddetto "tempo d'integrazione". Senza fare tecnicismi inutili, basti sapere a chi legge che l'occhio umano ha molti pregi, ma funziona in modo totalmente diverso, e non può fare questa stessa cosa. Guardando un oggetto debole direttamente nell'oculare, per quanto potente possa essere il telescopio utilizzato, vedremo comunque sempre un pallido fantasma di quanto visibile in una fotografia.

Iniziarsi all'osservazione astronomica è il regalo più bello che si possa fare all'animo umano. E' affascinante, fonte di meraviglia, di contemplazione. Ci fa guardare tutto, ma davvero tutto, con occhi diversi, e ci spinge a porsi domande, ad immaginarsi risposte, e a guardarsi da fuori, per quello che siamo davvero.

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