Starizona SCT Corrector III

I telescopi di tipo Schmidt-Cassegrain sono estremamente diffusi tra gli astrofili di tutto il mondo, grazie a tre caratteristiche in particolare, che li rendono appetibili rispetto ad altri schemi ottici in commercio: fantastico rapporto tra compattezza e lunghezza focale, estrema versatilità e relativa facilità di collimazione. Molti di coloro che hanno già un ottimo rifrattore o un Newton di generose dimensioni, finiscono per valutare, almeno una volta, l'acquisto di questo genere di ottica, il diffusissimo (e a ragion veduta!) schema catadiottrico.

La lunga focale degli SCT, abbinata ad aperture generalmente generose e costi relativamente "contenuti", è perfetta per la ripresa planetaria ad alta risoluzione, ma anche galassie e soggetti deep sky di ridotte dimensioni sono il terreno ideale di questo strumento. Per assurdo, l'inevitabile punto debole legato alla tipologia più comune di questi strumenti è proprio il rapporto focale piuttosto spinto (F/10) derivante dalla lunga focale, che li rende poco luminosi ed intrinsecamente inadatti alla ripresa di soggetti deboli. Ecco che i principali produttori di SCT vendono come accessorio ottico "di ordinanza" il riduttore/correttore, che una volta montato dietro alla culatta del telescopio, consente di ridurne la focale secondo un fattore 0.63X, aumentandone la luminosità da F/10 ad F/6.3, e garantendo un ottimo compromesso tra ingrandimento e tempi di posa.

Problema risolto, e pronti a scattare? Non esattamente, visto che questi aggiuntivi ottici svolgono un ottimo lavoro come riduttori di focale, ma come correttori lasciano decisamente a desiderare: resta sempre totalmente NON corretta l'aberrazione di sfericità, tipica di questo schema ottico, che comporta problemi di messa a fuoco e di qualità delle stelle ai bordi del campo inquadrato. Questo tipo di aberrazione è tipica degli SCT e legata alla conformazione degli specchi che ne compongono lo schema ottico; ovviamente, più aumentano le dimensioni dei sensori utilizzati per la ripresa fotografica, più si evidenzia il difetto in questione, presente anche alla focale nativa, seppur meno evidente.

Il riduttore originale Celestron non corregge affatto l'aberrazione sferica

Nell'immagine sopra, si nota bene il difetto: le stelle in prossimità dell'asse ottico sono a fuoco e rotonde, mentre quelle vicine agli angoli del frame sono deformate e vistosamente sfocate. Se proviamo invece a mettere a fuoco quest'ultime, si finisce inesorabilmente per avere stelle sfocate al centro; gli stessi produttori di questi aggiuntivi ottici invitano l'utente a mettere a fuoco le stelle "a metà strada" tra il centro e i bordi, al fine di ottenere un inevitabile compromesso, ed avere un campo complessivo il più a fuoco e corretto possibile.

Qualche anno fa la ditta americana Starizona, famosa per il suo adattatore FASTAR (che trasforma gli SCT Celestron in luminosissimi astrografi ad F/2), sviluppò un riduttore analogo a quello originale (anche se inizialmente solo da 0.75X), ma in grado di garantire una correzione eccellente delle stelle fino ai bordi di un sensore APS-C, di fatto annullando l'aberrazione sferica; nel tempo ha aggiornato il suo prodotto creando una versione II e III, finalmente con riduzione di 0.63X e filettatura più "commerciale", insieme ad una versione per sensori full frame, più pesante ed ingombrante. Lo Starizona SCT Corrector III ha un costo elevato, ma promette molto e lascia intendere di essere il miglior riduttore per SCT al mondo. 

Un caso molto fortunato mi ha permesso di entrare in possesso di un ottimo usato, proprio della versione III, ad un prezzo onesto...ed ho voluto provare questo "pezzo da novanta", cercando di non stravolgere il treno ottico già faticosamente ottimizzato nel tempo.

La versione III dell'SCT Corrector ha filettature T2 ed un backfocus di 90.3 mm

Il sensore della mia ZWO ASI 1600MM-PRO è leggermente più piccolo di un APS-C standard, e mi aspettavo quindi una correzione niente meno che eccellente; va rispettato un backfocus di 90.3 mm, con una tolleranza di 1-2 mm nel mio caso, perché questo aggiuntivo ottico dia il meglio (il produttore è categorico al riguardo), ed è molto importante posizionare il pezzo quanto più vicino alla culatta posteriore del telescopio, tramite adattatore filettato o ad innesto (il corpo del correttore ha un diametro esterno di 50.8 MM), pena un rapporto di riduzione più spinto: Starizona garantisce una qualità ottica comunque eccellente, anche se lo si tira indietro un po' di più per questioni meccaniche. Il prodotto è molto sensibile alla collimazione dello strumento, che dovrà essere effettuata come consigliato dalla casa madre: con il pezzo montato andremo a collimare proprio attraverso la camera di ripresa, utilizzando brevi pose non guidate, per valutare la bontà delle stelle ai quattro angoli del frame. Agendo sulle viti di collimazione del secondario, cercheremo di aggiustare tutti e quattro gli angoli contemporaneamente. Una tecnica insolita, ma che garantisce risultati eccellenti! Nel mio caso ho inserito un tilter T2 nel treno ottico, temendo di avere flessioni o disallineamenti...ma alla fine non è stato sfruttato, e il risultato (dopo un tedioso lavoro di ottimizzazione) è visibile nell'immagine qui sotto, che mostra il quarto inferiore sinistro dell'immagine totale.

Il riduttore Starizona agisce ANCHE come correttore, ed il campo è totalmente corretto e a fuoco.

Dopo la prima foto di prova ed un iniziale "WOW" (inevitabile!) avevo subito ingrandito al 100% i miei scatti di prova per cercare il classico pelo nell'uovo, ed in effetti le stelle erano tutt'altro che rotonde: erano si a fuoco, assolutamente nitide, ma non erano rotonde e mostravano una chiara elongazione, peraltro non simmetrica tra i quattro angoli del frame. Ho quindi proceduto, come consigliato da Starizona, a collimare lo strumento con pose da 3-5 secondi ad alto gain e senza guida, proseguendo per tentativi fino al risultato visibile in foto. Il campo inquadrato mostra stelle a fuoco e "secche", in asse come ai bordi, tanto da sembrare una ripresa effettuata con un rifrattore spianato: è stato come acquistare uno nuovo strumento. Non è più necessario tagliare via le estremità delle immagini acquisite, e la messa a fuoco può essere effettuata in qualsiasi punto del frame, senza più alcun compromesso.

Per capire poi quanto fossi vicino al valore nominale di riduzione ho utilizzato l'ottimo software di platesolving "All sky plate solver", che mi ha restituito un valore di focale di 1470 mm, davvero molto vicino a quello teorico (1480 mm) di un C9.25 ridotto ad F/6.3: attualmente riprendo con un rapporto focale di F/6.26...che a me va benissimo ed è indistinguibile da quello nominale.

Celestron Vs Starizona: Davide contro Golia?

Ho avuto entrambi, e condivido con chi legge le mie riflessioni. Il riduttore (correttore) originale Celestron...il discorso vale per l'analogo Meade...è un prodotto economico (150 euro circa) che, relativamente al costo, svolge un lavoro "onesto" sia visualmente che fotograficamente, ed ha una buona tolleranza ad una limitata scollimazione dello strumento su cui viene montato...ma i suoi pregi terminano qui: va utilizzato con criterio, nel senso che la qualità del frame imporrà un ritaglio notevole, le inquadrature andranno studiate bene e la messa a fuoco sarà a dir poco critica.

L'SCT Corrector III? E' un mostro. Dal costo elevato (700 Euro circa in Italia), esigente in termini di collimazione e backfocus...ma trasforma gli SCT standard in astrografi che non hanno nulla a che invidiare alle versioni Edge HD o Meade ACF di questi tubi ottici, che vantano correzioni simili a costi notevolmente superiori. Tra l'altro gli Edge HD possono essere ridotti solo ad F/7, obbligando a qualcosina in più in termini di tempi di posa, mentre il riduttore Starizona, quando utilizzato con C9.25 o C11 standard li porterà ad F/6.3 (20% circa più luminosi di un F/7): non sarà una differenza eclatante, ma questi sono strumenti a lunga focale da guidare con dovizia, ed ogni minuto conta. 

Alcuni effetti positivi dovuti all'utilizzo dell'SCT Corrector III sono saltati fuori solo sul campo; le stelle uniformemente a fuoco su tutto il campo inquadrato permettono una messa a fuoco automatica, con focheggiatori elettrici, SENZA alcuna correzione da parte dell'utente, che non dovrà più stabilire DOVE mettere a fuoco nel frame e quando ritenersi soddisfatto: il campo è realmente spianato e corretto!

Altra chicca, non da poco? La guida fuori asse, che molti finiscono per utilizzare con i propri SCT standard, e che lavora ai margini del campo inquadrato dal sensore di ripresa, vedrà più stelle di prima, sostanzialmente rotonde e a fuoco...e non più degli ovali slavati e fuori fuoco: più stelle su cui guidare e tutte di diametro inferiore significa semplificare la vita a noi...e al software di autoguida.

Stavolta Golia vince davvero.

E gli SCT Edge HD?

Facendo riferimento solo alle versioni blasonate di casa Celestron, gli Edge HD, mi sento in diritto di fare alcune considerazioni:

  • A parità di apertura, l'accoppiata tubo ottico Edge HD + riduttore per Edge HD è comunque sempre più costosa

  • Il riduttore per Edge HD è UNICO per ogni modello, con i conseguenti limiti in caso di upgrade dell'ottica

  • Un Edge HD ridotto sarà F/7 invece di F/6.3 (solo montando lo Starizona su tubi C9.25 o C11, però!)

  • I decantati blocchi dello specchio degli Edge HD impongono l'uso di focheggiatori esterni per la remotizzazione

Se pensate che sia il classico caso della "Volpe e l'uva"...posso solo confermare che le considerazioni fatte sopra non sono opinabili, ma dati di fatto. Secondo me, gli Edge HD (così come i Meade ACF) sono ancora strumenti da preferire, soprattutto per gli astrofotografi più pignoli, soltanto quando si desidera riprendere a focale piena, senza alcuna riduzione.

 

Almeno fin quando Starizona, o qualcun altro, non brevetterà uno spianatore 1X per le versioni SCT standard.

 

Sul loro sito web è possibile trovare tutte le informazioni tecniche, tra cui il rapporto di riduzione su modelli che non siano il C9.25 e il C11, la compatibilità con tubi ottici differenti, etc.

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